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Clamoroso typo su Facebook

Un errore che ha del clamoroso: Facebook che sbaglia a scrivere Facebook su una delle sue pagine!!

Provate anche voi: basta cercare di aggiungere qualcuno quando non si è loggati.

Cultura da quiz

Guardare qualche programma TV di quiz può essere istruttivo per capire il livello culturale medio di chi vi partecipa. Per esempio da l’Eredità e similari si può apprendere che alcuni concorrenti credono che:

  • il Paradiso di Dante abbia 300 versi in tutto, e che l’Iliade ne abbia 15;
  • gli aeromodelli si facciano con il legno di rovere;
  • l’inizio de I promessi sposi sia da collocare nel 1300;
  • il flauto traverso abbia la stessa forma a pipa del sassofono;
  • ecc. ecc.

Ma non hanno alcun dubbio su quale sia il primo movimento della macarena.

Convertire miglia in chilometri con la serie di Fibonacci

Sembra interessante, no? 🙂 Forse non è proprio la via più immediata per farlo, ma merita comunque un piccolo approfondimento. L’articolo originale su questo argomento si trova qui, ve ne presento una libera traduzione.

Consideriamo due numeri consecutivi della serie di Fibonacci: per esempio, 5 ed 8. Abbiamo finito: 5 miglia sono circa 8 chilometri. Un altro esempio? 21 e 34: 21mi sono più o meno 34km.

Se devo convertire un numero che non fa parte della serie di Fibonacci, è sufficiente esprimerlo come somma di numeri di Fibonacci e “convertire” ogni numero separatamente. 100 = 89 + 8 + 3. Ora, il numero di Fibonacci che segue 89 è 144, quello che segue 8 è 13 e quello che segue 3 è 5. Morale della favola: 144 + 13 + 5 = 162 km, con uno scarto <1% dalla conversione esatta pari a 160.93 km.

La motivazione di tutto ciò sta nel fatto che il rapporto fra due numeri di Fibonacci consecutivi tende alla sezione aurea, pari approssimativamente a 1.618.  Guarda caso, ci sono 1.609 chilometri in un miglio 😉

C’era una volta l’organista…

Riporto questo testo, tratto da “Organo Pleno” e “Full Swell” di Gordon Reynolds, ed. Novello, non potendo non sottolineare la sua attualità, anche qui in Italia…

Ai vecchi tempi gli organisti erano uomini dalla faccia granitica ed era un atto di temerarietà anche solo rivolgergli la parola: a quei tempi infatti, si supponeva che l’organista conoscesse meglio di chiunque altro quali musiche suonare e come suonarle. Nessun parroco, nessun ministrante osava guardare quegli occhi e dire “un tono sotto per la Salve Regina e alla fine la Marcia del Lulli”, perché l’organista avrebbe risposto: “In questo caso la predica durerà esattamente quattro minuti e mezzo, non ci saranno noiose ripetizioni di testo né la solita ridicola conclusione”.

Ma come abbiamo fatto a lasciare che questo sano rispetto andasse perduto? Come siamo potuti arrivare ad una situazione in cui gli sposi, quando scelgono le musiche, chiedono delle cose tipo “Vorremmo la fuga di Beethoven, sa quella che fa tatatatatata”.

Ci siamo forse lasciati lusingare da coloro che ci chiedevano “Ci suona il Largo di Haendel”?

Ci dev’essere stato ad un certo punto qualche asino che ha accettato di suonarlo e da allora i barbari ci hanno messo sotto i piedi.

Piccolo vocabolario dell’organista

tratto da “Organo Pleno” e “Full Swell” di Gordon Reynolds, ed. Novello

Questo elenco riporta solo alcune delle parole utilizzate più frequentemente dagli organisti; altre, anche in un’epoca permissiva, hanno dovuto essere omesse…

  • Assenza: la sola qualità normalmente riconosciuta all’organista
  • Bambini (del coro): alternativa di ripiego alle donne
  • Concerto: è un’esibizione dell’organista preceduta da prove, caratterizzate normalmente dai seguenti fatti: il sacrestano usa l’aspirapolvere; il parroco vaga per la chiesa spostando panche per cercare un gatto che è entrato abusivamente; uno studente della locale scuola di musica sale all’organo per chiedere se è permesso esercitarsi
  • Cori: sono di due tipi, educati e selvaggi. È un punto ancora dibattuto se per l’organista (leggi anche direttore) valga la pena di cercare di trasformare i secondi in primi poiché, anche se il suono è migliore, non è poi in grado di apprezzarlo poiché gli è venuta l’ulcera
  • Donne (del coro): alternativa di ripiego ai bambini
  • Gira!: parola normalmente detta dall’organista al voltapagine dopo aver inutilmente fatto cenni frenetici con la testa perché costui si è distratto. Se oltretutto si è anche allontanato un po’ per guardare dalla balconata, l’organista impara a diventare compositore
  • No! Indietro, indietro, indietro: è il numero massimo di volte che si può ripetere questa parola al voltapagine prima che sia troppo tardi. L’organista con molti anni di esperienza ha imparato ad improvvisare mentre il voltapagine raccoglie i fogli
  • Piedi: molti organisti li usano entrambi; un buon organista fa pochi danni con il suo piede destro
  • Riscaldamento: nelle chiese vi sono tre tipi di riscaldamento: insufficiente, eccessivo e variabile. Tutti e tre sono la causa principale del deperimento di organi e organisti.
  • Tenori: articolo per cori normalmente disponibile in due versioni: troppi e troppo pochi. Si fanno notare durante il canto per una pratica detta tempo rubato.

Risparmio energetico

A proposito di risparmio energetico, avrete tutti presente la raccomandazione di spegnere, quando possibile, i dispositivi muniti di led per lo standby, se inutilizzati.

Certamente un accorgimento utile, ma dopo aver visto Times Square, a New York, di notte… ci si rende conto che c’e’ ben altro da fare, e su larga scala! Altro che le lucine dello standby… Leggi tutto “Risparmio energetico”

Il vero SPAM!

Ho ricevuto per posta ordinaria una lettera che, prima di cestinare in quanto indesiderata (quindi spam), ho fotografato perché per ironia della sorte il mittente è tale SPAM srl… Ottima la scelta del nome, visto anche il tipo di lettere che spediscono!! 🙂

Regole di vita musicale

Riporto il testo delle “Regole di vita musicale” (Musikalische Haus- und Lebensregeln) che Robert Schumann scrisse ad accompagnamento del suo Album per la Gioventù (Album für die Jugend), nel 1848. Nonostante fossero già state scritte insieme al manoscritto originale, sono state incluse solo nella seconda edizione. Alcune delle regole (tuttora valide) trovano applicazione anche in altri campi diversi dalla musica.

La formazione dell’orecchio è la cosa più importante. Esercitati sin dall’inizio a riconoscere note e tonalità. La campana, i vetri delle finestre, il cuculo – tenta di cogliere quali suoni producono.

Suona con diligenza le scale e gli studi di meccanismo. Ma ci sono molti che sono convinti di poter giungere ai più alti risultati solo perché, quotidianamente, per anni, passano ore a esercitarsi negli studi per le dita. Questo è un po’ come se ci sforzassimo ogni giorno di recitare l’alfabeto il più veloce possibile, e tentando ogni volta di aumentare la velocità. Impiega pure il tuo tempo in modo migliore.

Sono state inventate le cosiddette “tastiere mute”; usale pure per un po’, quanto basta per accorgerti che non servono a nulla. Dai muti non si può imparare a parlare.

Suona a tempo! La maniera di suonare di certi virtuosi è come l’andatura di un ubriaco. Non sono questi i modelli per te.

Impara prima che puoi le leggi fondamentali dell’armonia.

Non avere paura di certe parole come teoria, basso continuo, contrappunto,ecc… ti verranno incontro amichevolmente se tu fai lo stesso con loro.

Non strimpellare mai! Suona sempre con tutta la tua attenzione e non interrompere mai un pezzo a metà.

Andar lenti e correre sono errori di pari gravità.

Sforzati di suonare bene i pezzi facili; è molto meglio che eseguire in modo mediocre i pezzi difficili.

Devi preoccuparti che il tuo strumento sia sempre perfettamente accordato.

I tuoi pezzi non soltanto devi conoscerli con le dita, ma devi saperli cantare dentro di te, senza tastiera. Devi acuire la tua immaginazione sino al punto di poter fissare nella memoria non solo la melodia di una composizione, ma anche la sua armonia.

Sforzati, anche se non hai molta voce, di cantare leggendo a prima vista, senza l’aiuto dello strumento; così la precisione del tuo orecchio diventerà sempre maggiore. Ma se hai una bella voce sonora, non perdere un solo momento e coltivala, considerandola il più bel dono che il cielo ti ha dato.

Devi arrivare al punto di poter capire una musica alla sola lettura.

Quando suoni, non preoccuparti di chi ti sta a sentire. Suona sempre come se ci fosse un maestro, ad ascoltarti.

Se qualcuno ti presenta una composizione che non hai mai visto per fartela suonare, per prima cosa percorrila tutta con lo sguardo.

Se hai finito la tua giornata di lavoro musicale e ti senti esausto, non costringerti a lavorare ancora. Meglio riposarsi che lavorare senza piacere e senza freschezza.

Quando sarai più maturo, non suonare pezzi alla moda. Il tempo è prezioso. Già si dovrebbe disporre di cento vite, se solo si volesse imparare tutto quel che di buono c’è già.

Con dolci, biscotti e leccornie non si fanno crescer uomini sani. Il cibo spirituale, come quello materiale, deve essere semplice e corroborante. I maestri ce ne hanno provvisto in quantità sufficiente: attieniti a ciò che da loro ti viene.

I pezzi virtuosistici mutano con il tempo; l’agilità ha valore soltanto quando serve a fini superiori.

Non devi in alcun modo diffondere le composizioni brutte, anzi devi contribuire con tutte le tue forze a tenerle fuori dalla circolazione.

Le composizioni brutte non devi suonarle affatto, e neppure ascoltarle, a meno che ti costringano a farlo.

Non puntare mai sull’agilità, sul cosiddetto virtuosismo. In ogni pezzo tenta di produrre l’effetto che il compositore aveva in mente; di più non si deve fare; tutto ciò che va più in là è una deformazione.

Devi giungere a sentire una vera ripugnanza per qualsiasi cambiamento apportato ai pezzi dei buoni musicisti, come anche ogni omissione o qualsiasi abbellimento alla moda. Sono questi il più grande oltraggio che puoi fare all’arte.

Se devi scegliere quali pezzi studiare, chiedi il parere di chi ha più anni di te, così risparmierai molto tempo.

A poco a poco devi arrivare a conoscere tutte le opere più importanti di tutti i maestri importanti.

Non ti far trarre in inganno dagli applausi che i cosiddetti grandi virtuosi spesso riscuotono. Aver l’applauso degli artisti deve avere per te più importanza dell¹applauso del grande pubblico.

Tutto ciò che è di moda passa di moda, e se continui a coltivarlo negli anni diventerai un bellimbusto che nessuno tiene in considerazione.

Suonare molto in società porta più danno che vantaggio. Studiati bene chi ti trovi intorno; ma non suonare mai qualcosa di cui nell’intimo tu abbia a vergognarti.

Non perdere mai un’occasione di suonare insieme con altri, in duo, in trio, ecc… Servirà a darti scioltezza e slancio nel tuo modo di suonare. Tenta di accompagnare spesso dei cantanti.

Se tutti volessero essere primi violini, non riusciremmo mai a mettere insieme un’orchestra. Giudica perciò ogni musicista in rapporto al posto che occupa.

Ama il tuo strumento, ma non cedere alla vanità nel considerarlo lo strumento supremo e unico. Ricorda che ve ne sono altri, e altrettanto belli. Ricordati anche che vi sono i cantanti e che nel coro e nell’orchestra si manifesta l’aspetto più alto della musica.

Man mano che cresci, frequenta sempre più le partiture e sempre meno i virtuosi.

Suona con tutto il tuo impegno le fughe dei vecchi maestri, soprattutto quelle di J.S.Bach. Il Clavicembalo ben temperato dovrebbe essere il tuo pane quotidiano. Allora diventerai senz’altro un bravo musicista.

Fra i tuoi compagni cerca sempre quelli che sanno qualcosa più di te.

Riposati dai tuoi studi musicali leggendo con attenzione buona lettura. Vai all’aria aperta appena puoi!

Dai cantanti, uomini e donne, si possono imparare parecchie cose, ma non credere a tutto quel che ti dicono.

Anche al di là delle montagne ci sono persone che vivono. Sii modesto! Ancora non hai inventato o pensato nulla che non abbiano già inventato o pensato altri prima di te. E, se così invece fosse, lo dovresti considerare un dono del cielo, che devi condividere con altri.

Per guarirti da ogni boria e vanità, non c’è cura più rapida che studiare la storia della musica, aiutandosi con l’ascolto dal vivo dei capolavori delle varie epoche.

Un bel libro sulla musica è “Sulla purezza dell’arte musicale” di Thibaut. Leggilo spesso, negli anni che ti aspettano.

Se passi davanti a una chiesa e senti suonare un organo, entra e mettiti ad ascoltare. Se poi hai la fortuna di poterti tu stesso sedere a un organo, prova la tastiera con le tue piccole dita e rimarrai stupito dinanzi a quell’immane potenza della musica.

Non perdere mai l’occasione di esercitarti sull’organo; non c’è strumento che sappia vendicarsi con tanta prontezza di tutto quel che può esserci di impuro e impreciso sia nella musica stessa sia nel modo di eseguirla.

Cerca di cantare in coro, soprattutto le parti interne. Questo ti renderà musicale.

Ma che cosa significa essere musicali? Non lo sarai certamente, se tieni gli occhi fissi ansiosamente sulle note e così vai avanti faticosamente sino alla fine del pezzo; non lo sarai certamente, se ti blocchi e non sai andare avanti, magari perché qualcuno ti ha voltato due pagine insieme. Ma sei senz’altro musicale se riesci in qualche modo a intuire che cosa troverai più avanti in un nuovo pezzo che stai leggendo o se sai a memoria che cosa ti aspetta in un pezzo che già conosci; in due parole, se hai la musica non soltanto nelle dita, ma nella testa e nel cuore.

Ma come si diventa musicali? Caro ragazzo, la cosa più importante, come sempre viene dall’alto ­ ed è la precisione dell’orecchio, la prontezza nel percepire. Ma la nostra costituzione può essere sviluppata e rafforzata. E certamente non ci riuscirai se ti rinchiudi per giorni interi, come un eremita, a suonare meccanicamente un po’ di studi; mentre ci riuscirai senz’altro, se ti terrai in un continuo, vivo rapporto con le molteplici realtà della musica, e soprattutto se ti farai una buona pratica di coro e di orchestra.

Fatti prima che puoi un’idea precisa dell’estensione della voce umana nei suoi quattro registri fondamentali; studiali soprattutto quando ascolti dei cori, tenta di scoprire in quali intervalli essi raggiungono la loro massima forza e in quali altri possono essere usati con effetti più morbidi e delicati.

Ascolta sempre con attenzione tutte le canzoni popolari; sono una miniera delle melodie più belle e ti permettono di farti un’idea del carattere delle varie nazioni.

Esercitati sin dall’inizio a leggere nelle chiavi antiche. Altrimenti tanti tesori del passato ti rimarrebbero inaccessibili.

Osserva sin dall¹inizio il suono e il carattere dei vari strumenti; tenta di imprimerti nell’orecchio le peculiarità del loro timbro.

Non perdere mai l’occasione di ascoltare una buona opera.

Venera l’antico, ma va incontro al nuovo con tutto il tuo cuore. Non covare pregiudizi verso nomi che non hai mai sentito.

Non giudicare una composizione al primo ascolto; ciò che ti piace in un primo momento non è sempre il meglio. I maestri vanno studiati. Molte cose ti diventeranno chiare soltanto quando sarai nella piena maturità.

Quando dai giudizi su delle composizioni, distingui bene se appartengono all’arte o hanno soltanto un fine di intrattenimento dilettantistico. Alle prime dà tutto il tuo appoggio; dalle altre non lasciarti neppure irritare.

“Melodia” è il grido di battaglia dei dilettanti ­ ed è vero che una musica senza melodia non è musica affatto. Ma devi capire bene che cosa intendono quelli per “melodia”: per loro le uniche melodie sono quelle facili da ricordare, con un andamento ritmico piacevole. Ma ci sono anche melodie di ben altro genere, e ti basterà aprire Bach, Mozart, Beethoven perché ti vengano incontro nelle loro mille varietà: sicché si può sperare che presto ti verrà a noia la misera uniformità delle altre melodie, in particolare di quelle dei recenti melodrammi italiani.

Se ti metti al pianoforte cercando di costruire delle piccole melodie, è già una bella cosa; ma se un giorno quelle melodie ti verranno da sole, senza bisogno del pianoforte, rallegrati ancora di più, perché vuol dire che è vivo in te il senso interno della musica. Le dita devono fare quel che la testa vuole, non il contrario.

Se cominci a comporre, sviluppa tutto nella tua testa. Solo quando avrai in mente un pezzo compiuto, provalo sullo strumento. Se la tua musica è venuta dall’intimo e così l’hai sentita, anche sugli altri farà lo stesso effetto.

Se il cielo ti ha donato una fantasia viva, ti capiterà spesso di sedere per ore al pianoforte come incantato, e di voler esprimere il tuo mondo interno in armonie. Allora ti sentirai attratto in un cerchio magico da una forza tanto più misteriosa quanto meno chiaro magari è ancora per te il regno delle armonie. Sono ore felici della gioventù queste. Ma intanto guardati bene dall’abbandonarti troppo spesso a un talento che ti induce a dissipare forze e tempo seguendo una sorta di gioco di ombre cinesi. Il dominio della forma, la capacità di articolarla con nettezza si possono raggiungere soltanto grazie al preciso segno delle note. Preoccupati perciò più di scrivere che di improvvisare.

Tenta di procurarti non appena puoi le prime nozioni dell’arte del dirigere e osserva spesso i buoni direttori d’orchestra; permettiti pure di dirigere in silenzio insieme a loro. Ti darà chiarezza.

Abbi pratica della vita, come anche delle altre arti e scienze.

Le leggi della morale sono anche le leggi dell’arte.

La diligenza e la perseveranza ti faranno ascendere sempre più in alto.

Con una libbra di ferro, che costa pochi centesimi, si possono fare migliaia di molle da orologio, che valgono centomila volte di più. Quella libbra che hai avuto da Dio devi saperla utilizzare fedelmente.

Senza entusiasmo nulla riesce bene nell’arte.

L’arte non è fatta per conquistare ricchezze. Cerca soltanto di diventare un artista sempre più grande; tutto il resto verrà da sé.

Soltanto quando la forma di una composizione ti sarà veramente chiara, anche il suo spirito diventerà chiaro.

Forse è vero che soltanto il genio può capire totalmente il genio.

Qualcuno disse che il musicista perfetto dovrebbe essere in grado di vedersi davanti agli occhi, come sulla partitura, un pezzo per orchestra ascoltato per la prima volta, fosse anche molto complesso. Questo è il punto supremo che possiamo pensare.

Non si finisce mai di imparare.

Pessimo inglese nelle traduzioni

Troppo spesso capita di notare come certe traduzioni dall’italiano all’inglese (per esempio su cartelli di interesse turistico, manuali, confezioni) siano fatte nientemeno che da incompetenti: nel migliore dei casi, da traduttori automatici.

Così, quando ho sottomano una fotocamera digitale, non manco di immortalare queste opere d’arte, “a futura memoria”…

Iniziamo con un paio di cartelli di un parcheggio sul lago di Caldonazzo:

… un impensabile esempio di traduzione verbatim (“parking to payment” è veramente encomiabile), corredato da un “from… to…” che, in senso temporale, sarebbe stato meglio tradurre “from… until…” (ma questa è una raffinatezza, in confronto alla precedente).

Quest’ultimo esempio prosegue la prassi della traduzione parola per parola (“legible from outside”).

Concludo questa rassegna con un altro cartello, situato presso il Forte delle Benne (ex forte austriaco sul fianco sinistro della Valsugana, sopra Levico Terme).

Un “strictly it is prohibited” che non sta né in cielo né in terra, “structure” al posto di “building”, un giro di parole (“to enter to the inside of…”) che poteva essere evitato semplicemente con “to enter inside the building”. Il tutto si poteva tradurre con “Entering inside the building is strictly prohibited”.

La mia opinione è che, soprattutto in località turistiche come queste, si potrebbe fare qualcosa di meglio. Ci vuole tanto a fare almeno controllare i testi a qualcuno che sappia la lingua?